Maple è uno dei racconti che mi piacciono di più. Forse per lo stile sobrio e casalingo che si evidenzia nei tratti familiari del racconto e della tradizione. In molti mi hanno chiesto da dove viene il nome: Maple. È l’unica concessione a nomi anglofoni dell’intera raccolta scandita, invece, da un’italianità prorompente.

Devo ammettere che nemmeno io posso dare una risposta definitiva. Come tante frasi, espressioni o parole in questa raccolta è nato da solo, nell’attimo in cui è stato scritto. Senza che ne abbia programmato minimamente l’esistenza.

Il nome Maple è uscito così: dalla penna e non dalla testa. E anche io ero curioso di sapere cosa sarebbe successo da lì in avanti! Penso nasca dal fatto, ma non ne sono ancora sicuro, che mi piacciono gli alberi o, forse, perché sono ghiotto di sciroppo d’acero e pancake, anche se non dovrei! O forse dal suono melodioso della parola.

Ma alla fine mi piaceva soprattutto l’idea di una correlazione tra un albero così robusto, duraturo e bello con la figura di Maple, una signora che mi sono immaginato gentile e minuta eppure, allo stesso tempo, così forte e determinata. Una persona che ha lottato con caparbietà ma anche con una enorme dose di gentilezza e intimità fino a diventare la colonna portante della sua famiglia.

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